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Alla scoperta di AlgoNatural

Puntare verso uno stile di vita più ecologico non è solo un desiderio di sempre più persone, ma può essere anche una interessante opportunità di business. Interessante perchè il pubblico di chi vuole vivere in modo più etico è sempre più vasto, interessante perchè si ha la possibilità attraverso la propria attività commerciale di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente.

 

E’ con questo obiettivo che nasce AlgoNatural negozio di Udine specializzato in abbigliamento biologico per bambino, uomo e donna. AlgoNatural nasce nel 2015 in pieno centro storico ad Udine, con l’idea di creare una vera e propria “boutique al naturale”.

 

La proposta commerciale di AlgoNatural è stata da subito molto chiara: proporre capi belli come quelli di una boutique ma che tenessero in considerazione determinati standard di ecologicità ed eticità.

 

I capi AlgoNatural infatti sono garantiti da tutta una serie di certificazioni internazionali che assicurano che i capi stessi ed i materiali con cui sono realizzati, sono prodotti secondo un’ottica sostenibile. Ne è un esempio la certificazione GOTS che garantisce la qualità del cotone organico. Il cotone organico è il fibra naturale di punta nella proposta commerciale di AlgoNatural.

 

Grazie all’enorme interesse per l’abbigliamento biologico, oggi la moda al naturale amplia le sue proposte uomo e donna, per tutte le stagioni e per tutte le occasioni: lavoro, relax e tempo libero, senza dimenticare l’intimo ed i prodotti per la casa (come lenzuola, coperte ecc…)

 

Il cotone biologico non è il solo materiale che potrete trovare da AlgoNatural che ha deciso di includere tra le sue collezioni anche materiali i cui pregi sono ancora poco conosciuti nel nostro paese, materiali come la canapa ed il bamboo. Questi materiali per esempio si rivelano caldi d’inverno e freschi d’estate grazie alle loro proprietà igroscopiche e di regolazione del calore corporeo.

 

AlgoNatural è a Udine in piazza San Cristoforo 14 ma dispone anche del relativo negozio online che spedisce in tutta la penisola e nelle isole.

 

Misto cotone e glutine, abbigliamento “eco-friendly”

Jeans di cheratina, interni d’auto in cocco: decine di tonnellate di fibre sintetiche potrebbero essere sostituite da proteine ingegnerizzate, provenienti dagli scarti naturali.

Una nuova generazione di prodotti “eco-friendly” si appresta a entrare sul mercato: da jeans e maglioni ecologici ricavati dalle piume dei polli, che nulla hanno da invidiare a quelli tradizionali in fatto di comfort, eleganza e resistenza, ai tessuti in cocco. Buona parte dei 38 milioni di tonnellate di fibre sintetiche prodotte ogni anno dall’industria petrolchimica potrebbero infatti essere sostituite da eco-fibre composte da proteine provenienti dagli scarti naturali, come la cheratina delle penne degli uccelli, o il glutine ricavato dal grano.

Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori del centro australiano Csiro, in uno studio pubblicato dalla rivista ACS Biomacromolecules. Inoltre, per Walter Bradley, docente di Ingegneria presso la Baylor University (Texas, Usa), anche le fibre ricavate dal mallo delle noci di cocco – resistenti quanto quelle in poliestere, e assai meno costose – possono essere utilizzate per rivestimenti di interni, automobili e navi.

Riciclabili, biodegradabili, facilmente lavorabili e duttili, le fibre naturali potrebbero garantire una produzione di materiali costante nel tempo, con un impatto ambientale minimo. Secondo i ricercatori inoltre, la loro commercializzazione aumenterebbe i profitti dei mercati più deboli (il reddito medio dei commercianti di cocco nei paesi equatoriali è ancora fermo a 500 dollari l’anno) in un contesto in cui il progressivo esaurimento dei giacimenti petroliferi rende sempre più necessario il ricorso a risorse alternative.

Grazie ai progressi delle nanotecnologie, gli scienziati sperano adesso di potenziare la struttura molecolare delle eco-fibre, per ottenere materiali più robusti di quelli utilizzati nella prima generazione di tessuti ecologici, lanciati negli Stati Uniti nel 1930 e ritirati dal mercato dopo neppure un ventennio a causa della loro scarsa resistenza all’acqua.

Mentre proseguono gli studi sui possibili utilizzi di altri derivati biologici, come la canapa o il bambù, il progetto degli eco-tessuti sta già diventando realtà per alcune industrie tessili, tra cui l’austriaca Lenzing: i primi modelli di rivestimenti interni per automobili realizzati con fibre di cocco, nonostante debbano ancora ottenere la certificazione e superare i test di sicurezza, hanno già spinto alle trattative diverse industrie automobilistiche.